La Spirulina: il cibo degli astronauti

Scienziati di fama internazionale si sono riuniti il 18 maggio a Roma, al CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, per creare, grazie alla tecnologia spaziale, un sistema di supporto vitale rigenerativo sicuro e affidabile, in vista di una presenza umana sostenuta sulla Luna o Marte.

Il progetto europeo MELISSA (Micro-Ecological Life Support System Alternative) propone di analizzare e sviluppare le modalità per produrre cibo, acqua e ossigeno per missioni spaziali abitate, facilitando l’esplorazione umana del sistema solare.

L’obiettivo numero uno dei ricercatori di MELISSA è il riciclaggio degli scarti di ossigeno, acqua e alimenti, il riutilizzo delle risorse per il sostegno alla vita nello spazio. Lo spiega Christophe Lasseur, project manager dell’ESA (European Space Agency) per MELISSA, intervenuto al CNR alla presentazione del progetto.

L’ESA ha in programma di atterrare su Marte con una missione spaziale entro il 2040. Il viaggio durerà sei mesi e richiederà oltre 30 tonnellate di provviste, se non verrà trovata un’alternativa.

Nelle lunghe missioni del futuro l’equipaggio si dovrà autosostentare e, per questo motivo, ci sarà bisogno di coltivare piante senza l’utilizzo del suolo, al fine di rigenerare le risorse per tutti gli anni di missione, riciclando acqua e nutrienti.

“In Antartide il CNR ha aperto nell’Agenzia spaziale tedesca una struttura (progetto EDEN) pensata come serra in un’area marziana. Lì produciamo in ambiente controllato degli ortaggi come supplemento alla dieta del personale della base. Si tratta di vegetali prodotti in condizione di completo isolamento rispetto all’ambiente esterno, la struttura fornisce tutti i fattori ambientali in situazioni ottimali, spingiamo fisiologicamente la pianta a produrre elementi con molecole utili alla nutrizione del personale perchè i cibi sono pensati per essere altamente funzionali alle esigenze”. Così afferma Alberto Battistelli, ricercatore dell’Istituto di biologia agroambientale e forestale.

Le ricerche per l’autosostentamento nello spazio gioverebbero, quindi, anche alla vita sulla Terra.

Il modello EDEN, infatti, ha già prodotto una gran varietà di vegetali ricchi di nutrienti che potrebbero essere coltivati sulla Terra in vasta scala, anche in quelle aree convenzionalmente non adatte alla coltivazione (nel deserto, per esempio).

Un altro esempio lo troviamo in Belgio, dove presso l’SCK-CEN, il centro di ricerca nucleare, gli scienziati, collaborando con una ONG, hanno introdotto coltivazioni di microalga Spirulina per combattere la malnutrizione nella Repubblica Democratica del Congo.

La Spirulina, una delle più microscopiche, antiche e robuste forme di vita sulla Terra, è perfetta per la vita nello Spazio: assorbe anidride carbonica, produce ossigeno, è resistente alle radiazioni cosmiche ed è altamente nutriente. Contiene il 60% di proteine ed è in grado di sostenere l’alimentazione dell’uomo da sola.

La Spirulina può essere definita, a tutto diritto, non solo l’alimento del futuro, in grado di combattere la fame nel mondo, ma anche il cibo degli astronauti. Stiamo a vedere se la microalga verde-azzurra toccherà il suolo del Pianeta Rosso.

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